The war and the others (ovvero: gli Indifferenti)

inserito il 3 luglio 2016
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E’ una domenica di luglio calda, pigra. L’ultimo giorno per vedere il Floating Piers di Christo sul lago d’Iseo; per molti solo la prima domenica dei saldi.
Sono a casa con i miei bambini, aspetto che il sole conceda una tregua; Leonida si è addormentato sul lettone, Ayrton gioca di là con Marco. Tutto intorno una confusione di lego, macchinine, cuscini.

Io penso: sono felice. Che tradotto vuol dire: in questo piccolo mondo drappeggiato con tende arancioni – la voce di mio figlio in sottofondo, i miei gatti e il mio cane rigorosamente salvati dalla strada e ora ben pasciuti – io sono felice.

Qui mi rinchiudo fingendo che questi siano i confini del mondo: in me stessa, nella mia vita di privilegiata ma non troppo, di persona che ha potuto studiare, essere donna e viaggiare da sola, avere una sua casa, inventarsi un’azienda e anche fare due figli.
La vita di chi – per scelta – vive vicino alla famiglia, perchè i miei figli possano crescere raccontando dei nonni, come ho fatto io. Di chi vive in un paese bello e pieno di talento, un paese LIBERO, in cui donne e uomini possono andare a votare, in cui un neonato di 28 settimane può restare 80 giorni in ospedale avendo accesso alle migliori cure senza pagare 1 euro.

Eppure so che non è così, e che non posso più ignorare cosa c’è al di là di queste tende arancioni.

Quello che oggi accade – su tutti i piani, a tutti i livelli – ha in sè un messaggio comune, univoco, che abbiamo il dovere di ascoltare. Tutti. Ciascuno. Ognuno di noi, non solo gli altri. Perche davvero: gli altri siamo noi.

Il mondo ci urla che non possiamo continuare così. Il presente non è sostenibile, l’ecosistema imposto dall’uomo è al collasso. Su tutti i piani, ambientale e sociale.
Dobbiamo fare qualcosa, e subito (NOI, ciascuno, non gli altri!): è indispensabile perchè la nostra razza sopravviva senza trasformarsi in qualcosa di alienato.

Quello che sta succedendo è una guerra: mondiale. Dichiarata, anche se nessuno vuole ascoltare. Una guerra subdola, nascosta, senza confini. Combattuta ovunque, nei nostri paesi, nelle nostre vite di persone privilegiate ma non troppo.

Parigi, Bruxelles, Orlando, Istanbul, Dacca, Bagdad. Ovunque. Certo, sono vigliacchi, invasati. Persone con il vuoto dentro, che qualcuno ha interesse a finanziare, plagiare, esaltare. Questo non cambia la realtà: è una guerra che investe tutti noi, e le nostre vite costruite sull’illusione – anche la mia – di potersi ricavare un’isola felice, indifferente, un piccolo mondo dove le galline pascolano felici nel cortile dello zio e muoiono di vecchiaia.

Io penso che questa guerra nasca in primo luogo dall’indifferenza. A ciascuno di noi importa solo del proprio mondo, delle proprie sicurezze e comodità. Dei propri figli, che importa se a morire nel Mediterraneo (dove andiamo in vacanza) sono i figli degli altri? E – se anche ci importa – che possiamo fare noi, asserragliati nelle nostre vite, nei nostri uffici, nei riti di una quotidianità basata sull’apparire?
Pensiamo che tutto ciò che sta accadendo si limiti a condizionare le nostre decisioni di viaggio: niente Tunisia, niente Egitto, per carità, non sono sicuri.

Noi non vogliamo vedere.

Tendiamo a credere che ogni nostro gesto negativo, sia irrilevante, perdonato – quasi che non avessimo scelta. Invece la scelta l’abbiamo sempre. E ci raccontiamo che non sta a noi fare qualcosa, siamo impotenti. Qualcun altro deve agire.

Penso che si siano create disparità così macroscopiche che oggi – grazie all’interconnessione, alla globalizzazione – non possono più essere ignorate. E, soprattutto là dove l’ignoranza e la paura offrono terreno favorevole, le disparità generano invidia, rancore, voglia di sopraffazione, odio.

Penso che la stessa società che vede il denaro come unico mezzo e fine, e coltiva valori come l’apparenza e il piacere personale sia oggi insostenibile.
Penso che solo una rivoluzione che metta al centro di tutto la vita, come valore supremo, possa cambiare le cose e salvare il mondo.
Soprattutto, penso che ognuno di noi dovrebbe pensare a se stesso come parte di un tutto, e capire che quando un corpo è malato non muoiono solo le cellule tumorali, ma anche quelle sane.


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Tu porti il sole

inserito il 12 giugno 2016
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Oggi è stato il giorno del tuo battesimo! Nonostante le previsioni non fossero delle migliori, siamo entrati in chiesa con il sole, e abbiamo potuto festeggiare all’aperto, insieme agli amici, con tanti bambini a correre tra i prati e per le vigne. Super bello!

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La profezia

inserito il 5 giugno 2016
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Ti scrivo perchè non voglio che sia dimenticato e perchè voglio che tu sappia: c’è una profezia su di te. La immagino come in Harry Potter, chiusa nei sotterranei del Ministry of Magic, in una bolla, con scritto un nome, il tuo.
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Da Palau

inserito il 5 giugno 2016
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Scrivo da Palau. Davanti a me: il mare, l’isola della Maddalena; in lontananza le montagne della Corsica.
A Milano piove, qui sono giornate piene di sole e di vento. Chiudo gli occhi e mi sembra di essere una delle donne del 900 di cui parlano i libri: in vacanza con i figli piccoli, in cerca di memorie da cristallizzare.
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Il mare

inserito il 12 maggio 2016
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Ti ho spiegato che prima di nascere nuotavi nella mia pancia.
Hai guardato sotto la mia t-shirt dicendo: Dov’è il mare?


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Il mago della pioggia

inserito il 9 maggio 2016
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Ayrton e la pioggiaStamattina pioveva. Siamo andati al nido con il tuo monopattino, dopo aver fatto colazione dalla Patti, come tutte le mattine.
Col k-way azzurro e il cappuccio alzato, gareggiavi con il passeggino di Niccolò e Filippo, dicendo sorridente “Ho vinto io!”.
E ti raccontavo di Ayrton Senna, e di quanto era bravo a correre sotto la pioggia, il più veloce di tutti. Così, Ayrton Senna vive, ancora e ancora. Nei miei racconti e nei tuoi ricordi.


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La festa della mamma

inserito il 8 maggio 2016
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Oggi è la festa della mamma – e il regalo più bello siete voi. Voi che mi guardate negli occhi e arrivate fino all’anima, belli, pieni di vita.

Ayrton parla, compone le frasi, cerca le parole e non ha paura di sbagliare. Vuole raccontare, e a volte si ferma e sospira, perchè vuole dire troppe cose. Ha le ciglia lunghe, nere, foltissime, ricurve, che incorniciano occhi azzurri bordati di blu. Ha voglia di tutto, osserva, deduce, vuol capire, vuole sperimentare. Vuole vincere con il suo monopattino la nostra corsa mattutina ai tombini. Ride.

Leo vuole già parlare, ti guarda e parla a modo suo. Sorride con gli occhi di un colore ancora indecifrabile e il nasino all’insù, come quello di un riccio. Oggi ha compiuto 3 mesi, ed è un bimbo grande, sereno, curioso.

Io so. So che questa è la vita più bella del mondo perchè ci siete voi.


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2 lettini

inserito il 27 aprile 2016
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Ora ci sono due lettini in camera. Ci muoviamo in uno spazio più stretto, come fossimo su una barca a vela; cassettiere IKEA sono spuntate come funghi, creando anfratti verticali.
Dormite uno a destra e uno a sinistra del mio letto cosparso di gatti, e non mi stanco di guardarvi e di ascoltarvi respirare.
La musica di Ezio Bosso, il gorgogliare dell’acquario, Nina raggomitolata nella cuccia, il geko malaticcio, Iran e Frank qui accanto. La micia russa nell’armadio.
Di tutte le vite possibili, l’unico posto in cui vorrei essere ora è questo.


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Intensivamente insieme

inserito il 24 marzo 2016
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Stiamo lavorando per costituire una Onlus, e sono molto contenta di essere presente, di partecipare ad un progetto che sa di buono.
E’ iniziato tutto lo scorso luglio, quando la dott.ssa Tiziana Fedeli ci ha chiamati, per spiegarci il progetto del nuovo reparto di Terapia Intensiva Neonatale, e per dirci che serve 1 milione di euro per finanziarlo.
Da lì è nata l’idea di una associazione tra medici, infermieri e genitori, il cui scopo è promuovere ogni tipo di iniziativa finalizzata a migliorare le cure ai bambini nati prematuri o ai neonati che per qualche motivo necessitino della terapia intensiva.
Per noi è un modo di dire che ci siamo, che siamo riconoscenti per quello che i medici hanno fatto per Ayrton e che la vita ha fatto per noi, mettendoci alla prova e facendoci capire tante cose. L’importanza di non dare nulla per scontato, ad esempio.
Ora è il nostro turno di fare qualcosa per gli altri, e ne sono molto fiera.
Di nuovo, ringrazio di essere stata chiamata.

/ Lo scorso ottobre se ne è andato Fabrizio Cosi, il Capitano dei Podisti da Marte, con cui avevo corso e fatto amicizia.
Conoscerlo è stato un onore. In una cena a Milano mi raccontò gioie e fatica dell’essere promotore di un’iniziativa diventata con il tempo sempre più importante. Aveva 50 anni, infinita energia e un figlio nato il giorno in cui Ayrton è uscito dall’ospedale. In questi giorni lo penso spesso, sarebbe stato bello organizzare una corsa per Intensivamente insieme. /


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Leonida e Ayrton

inserito il 24 marzo 2016
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