Di isole greche (ancora)

inserito il 14 agosto 2016
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Il mondo è in guerra a pezzi

inserito il 27 luglio 2016
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Papa Francesco è l’unico che mi incanti. Ogni cosa che dice esprime una visione chiara, eppure una serenità e una fede grandi.

Oggi – in viaggio verso Cracovia – ha detto: “Non è organica, organizzata si, ma è guerra. Non abbiamo paura di dire questa verità: il mondo è in guerra perchè ha perso la pace”. Dietro i conflitti”, dice, “ci sono i soldi, gli interessi, le risorse naturali, non le fedi


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Ai nuovi nati

inserito il 27 luglio 2016
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Ti daranno infinite occasioni per piegarti
e tu non ti piegare,
basterà uno sguardo a certe facce
per sentire minacciata la tua fede,
ma tu credi, credi sempre figlio mio,
e non credere che ogni credo poi non muti,
ma dentro quel mutare qualcosa si conserva:
quel passarci dentro agli occhi un po’ di luce,
quel dirti a bassa voce solamente che ci siamo,
che per te volevamo solo esserci
e, miracolosamente,
nel miracolo della tua vita,
per un po’
ci siamo stati.

(Christian Tito, da Ai nuovi nati)


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You think you have a limit

inserito il 26 luglio 2016
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You think you have a limit.
As soon as you touch that limit, something happens, and suddenly
you can go beyond and go a little further.
With the power of your mind, with your determination, instinct and experience, you can fly very hight.

(Ayrton Senna)

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Il 24/07 siamo stati a vedere la mostra fotografica su Senna, all’autodromo di Monza. Che emozione guardarti e sapere che ti chiami Ayrton. E raccontarti di quel casco giallo / verde / blu, e di lui che correva sempre davanti a tutti.


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L’addio di Letizia

inserito il 25 luglio 2016
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Più importante di tutto è l’amore.

http://video.sky.it/news/cronaca/laddio_di_letizia/v294176.vid


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Del tradurre

inserito il 19 luglio 2016
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Come accade in mare quando ci si chiama da barche diverse, di notte, con lanterne nell’acqua buia, con volti e corpi nel buio … Chi risponde deve tener conto del’aria e del fragore, del freddo, del tremore dell’onda, del tremore del fiato: per capire il richiamo, per remare verso l’essenziale di ciò che sembra inesprimibile.

(Antonella Anedda citata da Corrado Bologna, Alias, 17/07/16)


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Un ricordo di Malta

inserito il 14 luglio 2016
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Qualche settimana fa sono stata a Malta, al matrimonio di Sergio e Mauro. Erano secoli che non viaggiavo da sola.

Di Malta ho visto poco; la Valletta ha un’identità sua, con le strade che scendono e risalgono, i vicoli, le bombole del gas sui balconi – un’aria un po’ decadente. Il mare incombe, al di là delle coste rocciose, imponenti, erose dalle onde.
Rivedere gli amici di Milano è stato bellissimo. Ritrovarsi e raccontarsi in un momento di festa ancora più bello. Sergio e Mauro erano radiosi, e tutti noi commossi durante la cerimonia molto romantica, proprio davanti al mare. A Sergio ho sempre detto che Mauro mi piace tantissimo, e non solo per i dolci che prepara: ha un modo di muoversi, un garbo che riflette la gentilezza dell’animo. Sergio meritava una persona speciale, lui che ha sempre creduto nell’amore.
La festa è stata su un catamarano: veleggiare al tramonto con gli amici, la musica e il moscow mule: #priceless. La foto è stata scattata in catamarano, da Francesco Falciola, l’unico in grado di fare foto di Milano, Venezia, Torino senza che vi appaiano persone. Francesco è un’altra persona straordinaria (e non solo per le foto).


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Siamo tutti supereroi

inserito il 14 luglio 2016
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Oggi al Digital Marketing Forum raccontavo che tutti siamo supereroi. Nel senso che abbiamo una doppia, se non una tripla identità.


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The war and the others (ovvero: gli Indifferenti)

inserito il 3 luglio 2016
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E’ una domenica di luglio calda, pigra. L’ultimo giorno per vedere il Floating Piers di Christo sul lago d’Iseo; per molti solo la prima domenica dei saldi.
Sono a casa con i miei bambini, aspetto che il sole conceda una tregua; Leonida si è addormentato sul lettone, Ayrton gioca di là con Marco. Tutto intorno una confusione di lego, macchinine, cuscini.

Io penso: sono felice. Che tradotto vuol dire: in questo piccolo mondo drappeggiato con tende arancioni – la voce di mio figlio in sottofondo, i miei gatti e il mio cane rigorosamente salvati dalla strada e ora ben pasciuti – io sono felice.

Qui mi rinchiudo fingendo che questi siano i confini del mondo: in me stessa, nella mia vita di privilegiata ma non troppo, di persona che ha potuto studiare, essere donna e viaggiare da sola, avere una sua casa, inventarsi un’azienda e anche fare due figli.
La vita di chi – per scelta – vive vicino alla famiglia, perchè i miei figli possano crescere raccontando dei nonni, come ho fatto io. Di chi vive in un paese bello e pieno di talento, un paese LIBERO, in cui donne e uomini possono andare a votare, in cui un neonato di 28 settimane può restare 80 giorni in ospedale avendo accesso alle migliori cure senza pagare 1 euro.

Eppure so che non è così, e che non posso più ignorare cosa c’è al di là di queste tende arancioni.

Quello che oggi accade – su tutti i piani, a tutti i livelli – ha in sè un messaggio comune, univoco, che abbiamo il dovere di ascoltare. Tutti. Ciascuno. Ognuno di noi, non solo gli altri. Perche davvero: gli altri siamo noi.

Il mondo ci urla che non possiamo continuare così. Il presente non è sostenibile, l’ecosistema imposto dall’uomo è al collasso. Su tutti i piani, ambientale e sociale.
Dobbiamo fare qualcosa, e subito (NOI, ciascuno, non gli altri!): è indispensabile perchè la nostra razza sopravviva senza trasformarsi in qualcosa di alienato.

Quello che sta succedendo è una guerra: mondiale. Dichiarata, anche se nessuno vuole ascoltare. Una guerra subdola, nascosta, senza confini. Combattuta ovunque, nei nostri paesi, nelle nostre vite di persone privilegiate ma non troppo.

Parigi, Bruxelles, Orlando, Istanbul, Dacca, Bagdad. Ovunque. Certo, sono vigliacchi, invasati. Persone con il vuoto dentro, che qualcuno ha interesse a finanziare, plagiare, esaltare. Questo non cambia la realtà: è una guerra che investe tutti noi, e le nostre vite costruite sull’illusione – anche la mia – di potersi ricavare un’isola felice, indifferente, un piccolo mondo dove le galline pascolano felici nel cortile dello zio e muoiono di vecchiaia.

Io penso che questa guerra nasca in primo luogo dall’indifferenza. A ciascuno di noi importa solo del proprio mondo, delle proprie sicurezze e comodità. Dei propri figli, che importa se a morire nel Mediterraneo (dove andiamo in vacanza) sono i figli degli altri? E – se anche ci importa – che possiamo fare noi, asserragliati nelle nostre vite, nei nostri uffici, nei riti di una quotidianità basata sull’apparire?
Pensiamo che tutto ciò che sta accadendo si limiti a condizionare le nostre decisioni di viaggio: niente Tunisia, niente Egitto, per carità, non sono sicuri.

Noi non vogliamo vedere.

Tendiamo a credere che ogni nostro gesto negativo, sia irrilevante, perdonato – quasi che non avessimo scelta. Invece la scelta l’abbiamo sempre. E ci raccontiamo che non sta a noi fare qualcosa, siamo impotenti. Qualcun altro deve agire.

Penso che si siano create disparità così macroscopiche che oggi – grazie all’interconnessione, alla globalizzazione – non possono più essere ignorate. E, soprattutto là dove l’ignoranza e la paura offrono terreno favorevole, le disparità generano invidia, rancore, voglia di sopraffazione, odio.

Penso che la stessa società che vede il denaro come unico mezzo e fine, e coltiva valori come l’apparenza e il piacere personale sia oggi insostenibile.
Penso che solo una rivoluzione che metta al centro di tutto la vita, come valore supremo, possa cambiare le cose e salvare il mondo.
Soprattutto, penso che ognuno di noi dovrebbe pensare a se stesso come parte di un tutto, e capire che quando un corpo è malato non muoiono solo le cellule tumorali, ma anche quelle sane.


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Tu porti il sole

inserito il 12 giugno 2016
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Oggi è stato il giorno del tuo battesimo! Nonostante le previsioni non fossero delle migliori, siamo entrati in chiesa con il sole, e abbiamo potuto festeggiare all’aperto, insieme agli amici, con tanti bambini a correre tra i prati e per le vigne. Super bello!

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